Che cos’è la comunicazione e perché non è alla portata di tutti

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che cos'è la comunicazione

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Che cos’è la comunicazione? Sembra semplice dare una definizione, vero? Uno dei fraintendimenti più comuni, infatti è credere che lavorare con le parole e saper comunicare sia facile. In fondo si tratta solo di parlare e scrivere, cose che facciamo tutti in ogni giorno da una vita.

Eppure non basta saper correre per essere degli atleti. E – allo stesso modo – non è sufficiente conoscere la teoria dei colori e della prospettiva per diventare dei grandi pittori. O ancora, avere una intensa passione per il vino non farà di noi dei sommelier.

Alla base della buona comunicazione c’è una sorta di ricetta speciale, fatta di pochi ingredienti di qualità mescolati con cura e nelle giuste dosi. C’è arte, c’è tecnica, c’è ingegno, ma soprattutto c’è un obiettivo.

Che cosa è la comunicazione

Cosa significa, come funziona e quali sono gli scopi primari di questo processo sono argomenti che abbiamo già trattato in passato, partendo proprio dall’etimologia della parola comunicazione. Questa modalità di espressione e condivisione è un’attività sociale che rientra nella sfera istintiva dell’essere umano. Ne sentiamo forte l’esigenza, fa parte di noi, non possiamo farne a meno.

Siamo animali sociali, come ci insegna Aristotele: abbiamo bisogno di vivere in comunità e di interagire. È proprio questo suo costituire una componente naturale a generare la falsa convinzione che si tratti di un banale gioco da ragazzi, qualcosa di semplice e alla portata di chiunque.

comunicazione sociale

C’è una differenza sostanziale tra esprimersi in maniera spontanea e istintuale nei rapporti quotidiani e sviluppare un messaggio per raggiungere degli obiettivi, per raccontare un valore, per trasmettere un’emozione. È in un certo senso la stessa differenza che passa tra cantare sotto la doccia ed esibirsi su un palcoscenico. Ed è qui che si nascondono alcune sfumature importanti per capire che cos’è davvero la comunicazione.

Il mestiere di comunicare è un’arte antica, che si è sviluppata e consolidata con il tempo. Senza dilungarci in un percorso a ritroso nella storia, basti pensare al teatro greco e all’oratoria romana: tanto è lungo il viaggio alla base delle tecniche per esprimere al meglio un concetto, delle astuzie capaci di smuovere gli animi, delle teorie per costruire una efficace strategia di pensiero.

La comunicazione professionale – che sia scritta, orale o visiva – si basa su strumenti, procedure e metodologie, proprio come qualsiasi altro lavoro.

Non basta saper digitare sulla tastiera per diventare grandi comunicatori: ci vogliono studio e costanza per gestire con consapevolezza le giuste leve emotive, e dosare con eleganza e maestria le figure del linguaggio e della retorica. Servono pazienza, attenzione e cura per comprendere quando usare o evitare metafore, perifrasi o, più semplicemente, una parola al posto di un’altra.

La comunicazione è sì una componente naturale e spontanea dell’essere umano, ma per padroneggiarla sono indispensabili ingredienti come mestiere, impegno, amore. Proprio come in ogni buona ricetta che si rispetti.

Tecnica e talento

No, saper scrivere bene non basta per diventare professionisti della comunicazione. Lo ripetiamo a ogni nuovo corso, e ci teniamo sempre a farlo presente ai nostri clienti. Questo ovviamente non significa che la grammatica, la sintassi, l’arte retorica o la punteggiatura – per citare alcuni straordinari strumenti della lingua italiana – non siano rilevanti, anzi. Per comunicare in maniera professionale, però, serve avere piena consapevolezza della strada da seguire, della meta da raggiungere, del territorio da attraversare e tanto altro ancora. [Oppure, per dirla in linguaggio tecnico: studiare la marca, il posizionamento di mercato, definire una strategia di marketing per generare vendite e contatti.]

Lo stile personale, l’empatia, il modo che ciascuno di noi ha di vedere, interpretare e sentire la realtà sono alcuni fra gli elementi più importanti nel costituire l’essenza del talento personale. Avere questo dono e coltivarlo è di certo qualcosa di speciale, che assicura una marcia in più.

stile di comunicazione

Le marce in più però possono essere molto pericolose, soprattutto se non utilizzate con coscienza. Basta poco per finire fuori strada, rimanere a secco o, per tornare alla metafora culinaria, esagerare con i sapori e rovinare l’intera preparazione. A volte scrivere bene, così come avere il dono di una forte immaginazione, si trasforma in una gabbia: sposta il nostro focus più su quello che vorremmo dire, o sullo stile che vorremmo adottare, facendoci dimenticare gli obiettivi da raggiungere e la strategia iniziale.

Il talento espressivo, in sostanza, deve andare a braccetto con lo studio, la pratica, la sperimentazione. E con un pizzico di coraggio e intraprendenza, che non fanno mai male.

Comunicare ai tempi di internet

I nuovi canali di comunicazione del web hanno aperto a tutti infinite possibilità di espressione. Questa enorme libertà ha portato con sé nuovi fraintendimenti. Il processo di comunicazione spesso diventa sterile, narcisistico e, a volte, unidirezionale. Parlare è diventato più importante di ascoltare, confinando così il destinatario in un cantuccio, quasi dimenticato, proprio come quegli ingredienti antichi che non si usano più.

comunicazione e ascolto

Con quali conseguenze? Si comunica senza avere un obiettivo, il linguaggio diventa poco chiaro e funzionale, si utilizzano in maniera impropria i canali a disposizione, ci si dimentica del contesto di riferimento. Tutti ingredienti che, insieme a molto altro, costituiscono quel sapore unico che nella nostra ricetta porta il nome di strategia.

Anche le piccole aziende e i professionisti finiscono spesso per sottovalutare la centralità delle strategie per il proprio posizionamento, trasmettendo messaggi senza valore, senza obiettivo e senza sostanza

La possibilità di accedere in ogni momento a internet porta inoltre a una sovrapproduzione di contenuti. Siamo intossicati da un’overdose giornaliera di messaggi, all’interno della quale diventa facile affogare e perdere ogni punto di riferimento. Ma, cosa ancora più grave, corriamo il rischio di dimenticarci quanto fosse buono il sapore della ricetta originaria.

Quella della buona, sana comunicazione.

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