Origini della comunicazione: etimologia, storia, funzione

NinaMarketing & Comunicazione

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Perché parlare di etimologia della comunicazione? Perché dietro la storia delle parole si nasconde quella dell’uomo e delle società. E perché se vogliamo comprendere dove stiamo andando, è essenziale capire da quale punto siamo partiti.

Siamo agli inizi del 1700. L’abate Egidio Forcellini, nella quiete della sua stanza, scrive senza sosta.

Insieme a lui c’è il grande amico e maestro Jacopo Facciolati, la testa china sugli appunti del Lexicon Totius Latinitatis, tre volumi di valore che diventeranno il dizionario latino di riferimento per ogni lessicista.

In questo testo si trova un interessante approfondimento sull’etimologia del termine comunicazione. A quei tempi Don Egidio non poteva di certo sapere quello che sarebbe accaduto nel futuro: di questo processo: i mass media, Internet, le teorie del marketing moderno, il digital copywriting. Eppure, nonostante questo, le sue ricerche ci hanno lasciato una riflessione sulla funzione del comunicare che, oggi più che mai, risulta ancora attuale.

 

Etimologia comunicazione latino

 

Cos’è la comunicazione: partiamo dall’etimologia

Il verbo latino communicare è un’estensione semantica della parola communis, aggettivo composto dalla preposizione cum (con, insieme a) e il sostantivo munus. Il nostro instancabile abate Forcellini traduce questo termine con la parola “dono”. Proseguendo oltre, scopriamo qualcos’altro davvero interessante:

Munus ha tre significati: il primo è dono, il secondo è incarico, il terzo è dovere.”

Nessun riferimento a parole, strategie, linguaggio, segnali: questo perché comunicare è molto, molto di più. E il fatto che nella società moderna la comunicazione venga spesso distorta e abusata significa, molto semplicemente, che non sappiamo comunicare.

 

Comunicazione come dono, incarico e dovere

Nell’antica Roma il termine munus si riferiva a diversi contesti come ad esempio la carica di magistrato, ma anche ai munera, gli spettacoli dei gladiatori. Questi ultimi avevano una duplice funzione: da un lato costituivano un regalo del magistrato eletto per il popolo che lo aveva votato – una sorta di ringraziamento per la carica ottenuta – e, dall’altro, un’offerta sacrificale per ottenere la benevolenza degli dei.

Comunicare, nel senso di offrire un dono, porta la persona che lo riceve a sentirsi in dovere di restituire l’attenzione ricevuta. Una sorta di baratto, uno scambio bidirezionale di reciproco interesse.

La riflessione comincia a farsi interessante. L’etimologia della parola ci dice che si tratta di un’attività che ha come scopo la condivisione di un valore, ritenuto utile da entrambe le parti.  E perché avvenga tutto questo la comunicazione deve avere una serie di requisiti:

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  • MIRATA: bisogna avere un obiettivo, e cioè la soddisfazione di interessi e bisogni di tutti coloro che sono coinvolti nel processo.
  • CONDIVISA: occorre un terreno comune – altro termine con la stessa radice – su cui svilupparsi.
  • SOCIALE: devono essere coinvolti almeno due soggetti, così da poter generare uno scambio.
  • AZIONE: lo dice la parola stessa, la comunicazione comporta un’azione. Non si tratta di un processo statico o passivo quanto, piuttosto, di un movimento che coinvolge in maniera ATTIVA i soggetti interessati.

Deve, in sostanza, essere UTILE su più livelli. Per il mittente, per il destinatario, per il contesto di riferimento e anche per il valore che porta con sé.

 

Qualcosa in comune?

Comunità, comune, comunicazione: non è un caso che queste parole condividano la medesima origine. Communis è infatti anche l’opposto di proprius, e cioè di possesso e proprietà privata. Tale significato sta a sottolineare qualcosa che non appartiene a nessuno; anzi, per essere più chiari, qualcosa che appartiene a tutti i soggetti in questione, e che si trova nel mezzo di tutte le relazioni in corso.

L’aggettivo communis può anche indicare neutralità, come nel caso di genus commune, “genere neutro” proprio perché si trova a metà strada. Ed ecco spiegato anche perché “comune” ha un’accezione positiva se esprime condivisione, negativa se utilizzato per indicare qualcosa di scontato, banale, che pecca di qualunquismo.

 

Cosa c’entra tutto questo con la comunicazione?

Comunicare bene richiede un bilanciamento perfetto, un posizionamento al centro dei bisogni di tutti, senza cadere nella retorica e selezionando con cura il proprio pubblico di riferimento.

Significa mettere in circolo del valore condiviso così profondo da non appartenere a chi parla né tantomeno a chi ascolta, ma a entrambi. Le aziende troppo concentrate solo sulla propria identità e sul vendere servizi e prodotti a qualsiasi costo non stanno comunicando, stanno parlando a se stesse. Lo stesso vale anche per quelle che si focalizzano troppo sul pubblico, dimenticando di rimanere coerenti con i propri valori e obiettivi.

La comunicazione costruisce connessioni che portano beneficio a tutti, creando relazioni proficue e ben equilibrate fra le parti.

comunicazione strumento comune

 

Comunicare è un atto di responsabilità

Analizzando l’etimologia della parola comunicazione abbiamo visto come munis indichi anche un incarico, una vera e propria funzione sociale. Con questa accezione lo ritroviamo anche in parole quali municipio, matrimonio, patrimonio.

Il processo comunicativo non implica semplicemente la raccolta di informazioni interessanti, la loro condivisione e l’analisi di feedback e risultati. È un vero e proprio atto di responsabilità. Comunicare, sotto questa nuova luce, significa:

  • avere del valore socialmente utile da condividere. In caso contrario, sarebbe opportuno tacere;
  • costruire relazioni con le persone all’insegna del rispetto, dell’ascolto e del benessere comune;
  • imparare a pesare e scegliere con cura le parole, perché esse avranno degli effetti sulle persone. E noi ne saremo i diretti responsabili.

La comunicazione è un processo di scambio naturale che interessa tutto ciò che ci circonda, comprese piante e animali. Essi trasmettono dei messaggi verso l’esterno, spinti dall’istinto, dalle leggi della chimica e della fisica alle basi del nostro esistere. Il linguaggio della natura regola gli equilibri, i meccanismi biologici e l’evoluzione delle varie specie terrestri, con l’obiettivo di garantire quel benessere comune che si chiama “Pianeta Terra”.

Il fatto che l’intero universo comunichi in maniera naturale ci può portare a pensare che la comunicazione in fondo non abbia bisogno di particolari attenzioni. Eppure le conseguenze di una comunicazione poco consapevole e responsabile sono sotto i nostri occhi, ogni giorno.

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La comunicazione ai tempi del web

Dai tempi dei gladiatori ad oggi è cambiato il mondo, l’uomo, il modo di comunicare. E se guardiamo soltanto l’ultimo secolo, possiamo vedere con facilità come dagli anni della televisione al panorama digitale odierno il cambiamento sia stato epocale. E non è tutto solo progesso, positività, crescita.

Una volta ci ritrovavamo lì, ammucchiati sotto alle televisioni, ad ascoltare quello che gli altri avevano da dirci, senza alcuna possibilità di replica. Certo, potevamo farci una nostra opinione, ma la tv non aveva orecchie per noi. Oggi è come se il mondo si fosse completamente rovesciato.

Oggi siamo tutti presi dal nostro parlare, e ben poco tempo è dedicato all’ascolto. E questo la dice lunga sulla società moderna, su ciascuno di noi e su quanto poco spazio libero abbiamo dentro.

Comunicare è un concetto ben diverso dal parlare.

Lo sapevano bene gli antichi greci, quando diedero un nome a questo processo che è l’arte del comunicare. Prima ancora della nascita di teorie di marketing e strategie imprenditoriali loro, con una semplice parolina, ci avevano messo in mano uno degli strumenti più potenti al mondo. Ed è tutto nascosto nella radice etimologica di questo verbo.

Senso del dovere, utilità sociale, bene comune, responsabilità: ingredienti che ogni professionista della comunicazione – e, più in generale, qualunque essere umano – dovrebbe preservare e alimentare, giorno dopo giorno.

 

Questo è l’approccio alla comunicazione in casa OTB, e lo mettiamo a tua completa disposizione.

 

 


Fonti:
Bracchi Remo , Comunicazione (etimologia), in Franco LEVER – Pier Cesare RIVOLTELLA – Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (19/05/2019).
Rigotti Eddo, Cigada Sara, La comunicazione verbale, edizioni Apogeo
Benveniste Émile, Problemi di linguistica generale II, Milano, Saggiatore, 1985
https://unaparolaalgiorno.it